CIGS per i lavoratori di imprese in cessazione
7 Aprile , 2026Il Ministero del Lavoro, con circolare n. 5 del 31 marzo 2026, ha fornito chiarimenti in merito all’ambito applicativo della misura di tutela del reddito fornita ai lavoratori dipendenti di imprese in cessazione o con cessata attività aziendale.
La Legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026 – Lavoronews n. 2/2026) ha prorogato, per l’anno 2026, il trattamento di integrazione salariale straordinario, di cui all’art. 44, commi 1 ter, 1 quater e 1 quinquies del D.L. n. 109/2018, per le imprese che cessino o che abbiano cessato l’attività produttiva e sussistano concrete prospettive di cessione dell’attività con conseguente riassorbimento occupazionale.
In tal caso, può essere autorizzato, previo accordo stipulato in sede governativa presso il Ministero del Lavoro, un ulteriore intervento di CIGS per un massimo di 6 mesi, nel limite di spesa di 20 milioni di euro.
La circolare chiarisce che è possibile ricorrere alla proroga semestrale della CIGS in due ipotesi alternative tra loro:
- laddove siano rappresentate in sede di accordo governativo “concrete ed attuali prospettive di rapida cessione, anche parziale, dell’azienda, con conseguente riassorbimento occupazionale”;
- laddove “sussistano concrete prospettive di un significativo riassorbimento occupazionale”.
Pertanto, in sede di istruttoria delle istanze di CIGS, dovranno valutarsi, alternativamente:
- la presenza di un piano che preveda prospettive concrete di cessione dell’azienda secondo le modalità già applicate nel 2025, per cui, in presenza di documentate prospettive di cessione totale o parziale dell’azienda, si prescinde dalla valutazione di una quota di reinserimento dei lavoratori nel ciclo produttivo;
- la presenza di un piano che prospetti il concreto e significativo riassorbimento occupazionale, in linea con quanto previsto dal DM 13 gennaio 2016, n. 94033.
In quest’ultimo caso, l’azienda dovrà presentare un piano che preveda ipotesi di recupero dei lavoratori, nella misura del 70% degli esuberi dichiarati, anche attraverso un articolato programma di politiche attive predisposto dalle Regioni interessate, coordinato con le esigenze del territorio ovvero offerte di incentivi all’esodo, prospettazione di percorsi formativi, corsi professionalizzanti e ogni azione che possa agevolare l’occupabilità dei lavoratori in esubero.
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